Giuseppe Leopizzi | Mastoplastica Additiva
17487
page-template,page-template-full_width,page-template-full_width-php,page,page-id-17487,nouveau-core-1.0.4,ajax_fade,page_not_loaded,,wpb-js-composer js-comp-ver-6.4.1,vc_responsive
Interventi

Mastoplastica Additiva

La mastoplastica additiva è quell’intervento che ha come obiettivo l’aumento del volume del seno, inserendo una protesi.

Approfondisci: il silicone ->

Scelta della protesi

Le caratteristiche delle protesi cambiano secondo le marche e dei modelli. Le differenze possono essere legate alla forma, al contenuto ed al tipo di superficie esterna.

Forma

Tre sono fondamentalmente le forme che possono avere le protesi mammarie: basso profilo, alto profilo ed anatomiche.

Basso profilo: Sono le prime ad essere state prodotte. Hanno una forma rotonda e schiacciata, un po’ come una frittella. Danno un buon riempimento della base, ma una scarsa proiezione del capezzolo. In pratica il seno aumenta di volume maggiormente nella sua base, ma non sporge molto.

Alto profilo: Sempre di forma rotonda, sono più strette e più alte. Riempiono meno la base e fanno sporgere di più la mammella.

Anatomiche: Hanno una seducente forma a “goccia” più vuota superiormente e più piena inferiormente, per meglio simulare la forma del seno naturale visto di profilo. Sono oggi molto popolari e tra le più utilizzate.

Contenuto

Un gran parlare si è fatto in questi anni del silicone e spesso a sproposito. Lo sviluppo della ricerca dei materiali di silicone ha permesso di ridurre notevolmente i rischi connessi all’uso delle protesi mammarie, ma soprattutto ha messo in evidenza l’assoluta inconsistenza del pur vago sospetto che il silicone fosse in qualche modo collegato a tumori o malattie. Il silicone non fa venire il tumore!

 

Usato a sproposito dà conseguenze negative dal punto di vista estetico, ma tutti gli studi eseguiti confrontando gruppi di donne portatrici da anni di protesi con gruppi che ne erano prive, hanno mostrato una sostanziale identicità nell’incidenza delle patologie presentate. In altre parole, il gruppo con le protesi non presenta nessun particolare aumento di malattie rispetto al gruppo di confronto senza protesi.

 

Anche la vicenda delle protesi Pip, in cui è stato utilizzato in modo fraudolento un silicone industriale (non purificato), ha dimostrato come comunque non vi siano stati rischi per la salute. Non vi è, pertanto, alcun buon motivo per non usare il silicone. Nel passato sono state sperimentate altre sostanze di riempimento come l’olio di soia o idrogel, ma i risultati sono stati disastrosi e la metodica è stata abbandonata. Alcuni chirurghi usano ancora protesi con la parete in silicone, ma riempite con acqua fisiologica. Tendono ad indurirsi di più ed a perdere una parte del contenuto.

Superficie esterna

Tre sono le principali caratteristiche della superficie esterna delle protesi mammarie:

Protesi in silicone liscio: Sono state le più usate nel loro tipo semplice o a doppia camera. Facili da applicarsi, possono comportare inconvenienti come un maggiore rischio di rottura della parete con fuoriuscita del contenuto. Presentano, inoltre, un’alta incidenza percentuale (40% circa) nella formazione della contrattura capsulare (vedi effetti secondari), con conseguente indurimento e riduzione della motilità del seno.

Protesi testurizzata: Evoluzione tecnica del modello precedente possiede una superficie in silicone rugoso. Tale accorgimento riduce notevolmente la percentuale della formazione della contrattura capsulare (12/15% circa). Sono oggi le più diffuse e presentano una buona resistenza alla rottura, anche se per alcune marche è stato posto qualche dubbio di indurre una rarissima patologia.

Protesi al poliuretano: La superficie esterna di silicone rugoso è ricoperta da un sottile strato di spugna di poliuretano. Questa, provocando la formazione di una capsula molto sottile, riduce ulteriormente la percentuale della contrattura capsulare (5% circa). Nel passato la spugna di poliuretano è stata sospettata di essere potenzialmente responsabile di un aumento di tumore al fegato.

 

Studi successivi hanno dimostrato l’infondatezza di tale sospetto, tant’è che sono state ammesse anche negli USA, dove i controlli sui materiali sono normalmente molto severi. A mio parere oggi è la protesi ideale, poiché è capace di dare il risultato più naturale sia per forma sia per sofficità del seno.

Intervento

Dopo aver scelto il giusto tipo di protesi per forma, contenuto, superficie e volume, si può procedere all’intervento. Può essere eseguito in anestesia locale con sedazione, ma i più dei chirurghi preferiscono l’anestesia generale.

 

Incisione: L’incisione può essere eseguita intorno all’areola, nel punto di passaggio tra pelle pigmentata e pelle normale, o nell’ascella, dove è completamente nascosta. Una terza via può essere quella situata nel solco sottomammario, ma è la meno estetica, perché la cicatrice residua tende ad essere visibile anche con un costume da bagno. Livello d’impianto: La protesi può essere impiantata sopramuscolare, tra ghiandola e muscolo gran pettorale, o sottomuscolare.

 

Sopramuscolare. In tale posizione la protesi riempie meglio il seno, ma i suoi bordi possono risultare maggiormente visibili o palpabili, soprattutto in casi in cui vi è pelle sottile e poco grasso sottocutaneo.

 

Sottomuscolare. Alloggiata sotto il muscolo pettorale, la protesi è più nascosta ed i suoi bordi sono meno visibili.

Post Operatorio

Un semplice reggiseno compressivo viene posto alla fine dell’intervento. I drenaggi vengono rimossi la mattina dopo e la paziente viene dimessa. Nell’immediato post-operatorio può esserci un po’ di dolore al torace, specialmente se la protesi è stata impiantata sotto il muscolo pettorale.

 

I punti di sutura, usando fili riassorbibili interni, non necessitano di rimozione. Inizialmente il seno è un po’ gonfio e duro, progressivamente si sgonfia e si rilassa, sino ad acquisire l’aspetto definitivo dopo diversi mesi.

Effetti Secondari

Anche se raramente, sono possibili ematomi od ecchimosi che, in genere, regrediscono spontaneamente senza bisogno di terapia. Più temibile è l’insorgenza di un’infezione, che costringerebbe a rimuovere la protesi stessa. Fortunatamente tale complicanza è oggi più teorica che reale grazie all’accuratezza della sterilizzazione, purché l’intervento sia eseguito in strutture idonee. Le ferite chirurgiche devono sempre essere tenute pulite, soprattutto nei primi giorni dopo l’intervento. Le croste sono nemiche di una buona cicatrizzazione e devono essere rimosse utilizzando della garza imbevuta in semplice acqua ossigenata.

L’indurimento delle protesi è la complicazione più probabile. Quando si inserisce una protesi, l’organismo la riconosce come un corpo estraneo non pericoloso e la circonda da una capsula di cicatrice. Lo spessore di tale capsula varia da persona a persona in base ad un’individuale sensibilità. Se diviene molto spessa tende ad irrigidirsi ed a contrarsi, imprigionando la protesi che perde cosi la sua sofficità e motilità.

 

Quando ci si sottopone ad un intervento chirurgico di mastoplastica additiva bisogna sempre essere consapevoli del rischio che questa complicazione possa presentarsi, anche se le probabilità che ciò avvenga, con le attuali protesi di buona qualità, sono ridotte al 5% circa.

 

Per il primo mese è opportuno non esporsi al sole senza adeguata protezione. E’ meglio evitare l’attività sportiva e gli sforzi fisici in genere per almeno due mesi. Il normale allattamento è possibile, benché esso sia sconsigliato per motivi d’ordine esclusivamente estetico, poiché contribuisce a sciupare il seno dilatando la pelle.

Mammografia e protesi in silicone

Nonostante sia stato dimostrato da diversi studi che le protesi mammarie in silicone non inducono tumore al seno, esse possono interferire negli esami standard di mammografia, per tale motivo il radiologo deve essere avvertito della loro presenza, potrà così applicare metodi d’indagine specifici che consentono un’ottima visibilità dell’accertamento, senza mettere a repentaglio l’integrità delle protesi.